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Colloquio “Alteridad, territorialidad y ambiente”: migrazioni climatiche, giustizia e conoscenza dal basso

  • Pubblicato da: Valeria Ferraris
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Colloquio “Alteridad, territorialidad y ambiente”: migrazioni climatiche, giustizia e conoscenza dal basso

Giovedì 11 settembre, presso la Sala de Audiovisuales de la Facultad de Ciencias Sociales dell’Universidad de Costa Rica, si è svolto il Colloquio Alteridad, territorialidad y ambiente, evento inaugurale della Red Alteridad, Territorialidad y Ambiente, promosso dall’Escuela de Sociología UCR e trasmesso anche in diretta Facebook.

Il colloquio si inserisce tra le attività realizzate all’interno CLAIM – Coping with cLimAte-Induced Migration: a way forward, che vede la Facultad de Ciencias Socialies dell’Universidad de CostaRica tra i Partner. CLAIM pone particolare attenzione al dialogo tra Nord e Sud globale e alla necessità di superare il colonialismo della conoscenza e della ricerca.

L’incontro ha rappresentato uno spazio di confronto interdisciplinare su migrazioni climatiche, giustizia ambientale e responsabilità istituzionali, mettendo al centro il rapporto tra territorio, disuguaglianze globali e produzione della conoscenza.

Nel suo intervento, Valeria Ferraris (Università di Torino) ha presentato la relazione “Migrantes climáticos y justicia climática: cuestionando los riesgos coloniales de la protección internacional”, offrendo un’analisi socio-giuridica delle migrazioni climatiche che integra lo studio del diritto e della giurisprudenza con la lente della criminologia verde. A partire dall’esame di decisioni giudiziarie italiane in materia di protezione internazionale, l’intervento ha mostrato come la degradazione ambientale e il cambiamento climatico vengano spesso trattati dai tribunali come meri fattori di contesto, piuttosto che come questioni di giustizia e di diritti fondamentali.

Attraverso l’analisi comparata di diversi approcci giudiziari – dall’invisibilizzazione del fattore climatico, alla sua lettura tecnico-umanitaria, fino a rari tentativi di riconoscimento fondati sulla dignità umana – è emersa la forte invisibilizzazione che ancora caratterizza il trattamento giuridico delle migrazioni indotte dal clima. Ferraris ha evidenziato come l’attuale quadro della protezione internazionale rischi di riprodurre dinamiche selettive e paternalistiche, in cui il Nord globale decide chi è “meritevole” di tutela senza confrontarsi con le proprie responsabilità storiche nella produzione del danno ambientale. In questa prospettiva, il mancato riconoscimento di forme adeguate di protezione e la carenza di politiche efficaci di mitigazione e adattamento possono essere letti come una forma di state crime by omission.

Il secondo intervento, “Tomarse en serio a las comunidades. Criminología verde e investigación participativa en comunidades afectadas por la contaminación ambiental”, è stato affidato a Rosalba Altopiedi (Università di Torino). Partendo da esperienze di ricerca su disastri ambientali e contaminazione industriale in diversi contesti, Altopiedi ha discusso criticamente le metodologie di ricerca partecipativa, sottolineando il ruolo centrale del sapere esperienziale delle comunità colpite. Richiamandosi alla criminologia verde radicale, all’epidemiologia popolare e alla Community-Based Participatory Research, l’intervento ha messo in discussione le gerarchie tradizionali del sapere, rifiutando approcci paternalistici alla ricerca e rivendicando il riconoscimento delle comunità come veri e propri attori epistemici e politici.

Il colloquio è stato moderato da Sebastián Saborío Rodríguez (Escuela de Sociología, Universidad de Costa Rica) e ha confermato l’importanza di spazi di dialogo transnazionali e interdisciplinari per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico, dalle migrazioni e dalle disuguaglianze ambientali, promuovendo approcci critici capaci di integrare diritto, scienze sociali e conoscenze prodotte dal basso.

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